Parte II
I 7 Maestri
I set originali, ognuno con la sua ragione d'essere. Ogni framework ha punti di forza e lacune: Nielsen eccelle nella prevenzione degli errori e trascura l'efficienza a lungo termine, Tognazzini è geniale sull'apprendimento e meno preciso sull'accessibilità. Le Chiavi nascono da qui.
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Nielsen
È la torcia: veloce, economico, comprensibile a chiunque. Perfetto per la prima ispezione di qualunque prodotto, per formare un team non-design, per un audit in 30 minuti. Se devi scegliere un solo set da imparare a memoria, è questo.
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Gerhardt-Powals
Quando progetti un sistema che verrà usato per ore ogni giorno — gestionali, dashboard, strumenti professionali — e l'efficienza cognitiva è il primo requisito. È il set che "sposta il lavoro dalla testa dell'utente al design".
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Weinschenk & Barker
Quando il prodotto vive o muore sulla psicologia dell'utente: motivazione, percezione, soddisfazione. E quando progetti interfacce non convenzionali (vocali, conversazionali, multimodali) — il contesto per cui questo set è nato. Con l'arrivo delle interfacce AI conversazionali, un set nato per il *parlato* torna sorprendentemente attuale.
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Benyon
Come griglia didattica e di progettazione: i 12 principi coprono l'intero arco apprendere→usare→adattare, in un ordine che segue il percorso dell'utente. Ottimo per impostare una revisione di prodotto con un team misto.
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Tognazzini
Per web e web-app è il set più immediatamente applicabile: consigli concreti, esempi veri, zero teoria fine a sé stessa. E per farsi un'opinione forte: Tog non suggerisce, prescrive.
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ISO 9241-110:2020
Quando serve completezza certificabile: contesti enterprise, capitolati, forniture pubbliche, compliance. È il set da citare quando il cliente chiede "secondo quale standard?".
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Bastien & Scapin
Quando serve granularità diagnostica: documentare i problemi in modo che reggano una revisione, e separare difetti che gli altri set trattano come uno solo. È il set per chi analizza, non per chi inventa.